LA PUBBLICITA’ ISTITUZIONALE DEL VINO

Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ha lanciato una campagna promozionale istituzionale dedicata al vino italiano. Lo slogan è suggestivo: “Vivere il vino, vivere la vita, responsabilmente”. Immagini e parole che evocano territori, convivialità, tradizione, identità. A fare da sottofondo c’è anche l’inno italiano. Non è la comunicazione di un consorzio di produttori o di una manifestazione enologica organizzata dall’industria, ma una campagna finanziata con denaro pubblico e promossa da un Ministero della Repubblica.
L’UE è la regione con il più alto consumo di alcol al mondo e, proprio per questo, la regione con la più alta incidenza di problematiche alcolcorrelate nella popolazione generale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce le restrizioni sul marketing tra le principali misure di riduzione delle problematiche alcolcorrelate (insieme agli altri quick buys, tra cui le politiche sulla tassazione e le restrizioni sulla disponibilità di alcolici al dettaglio). Risulta pertanto inaccettabile che a promuovere il consumo di una bevanda tossica e cancerogena sia proprio lo Stato.
Il settore vitivinicolo è un pilastro economico e culturale per l’Unione Europea e rappresenta circa il 60% della produzione mondiale di vino e una quota analoga del valore delle esportazioni. Tuttavia il comparto sta attraversando una fase di trasformazione, tra cambiamenti nelle abitudini di consumo, effetti della crisi climatica e instabilità dei mercati. Per questo nell’ultimo anno, la Commissione europea ha lavorato a un pacchetto di misure pensate per gestire le eccedenze produttive, sostenere gli investimenti legati all’adattamento climatico, facilitare l’innovazione e rafforzare la promozione dei vini europei sui mercati internazionali. L’obiettivo dichiarato è mantenere competitivo un settore importante per l’economia rurale e per molte filiere locali.
In questo quadro si inseriscono le iniziative di comunicazione e promozione del vino finanziate dal Ministero. Che tuttavia se ne guarda bene dall’esplicitarne le reali motivazioni: farebbe tutt’altro effetto se il contenuto dello spot, invece che puntare su contenuti emotivi, svelasse le ragioni economiche sottostanti e il modo in cui, per salvare un comparto produttivo, si incentivano le persone ad agire un comportamento dannoso per la salute degli individui e la sicurezza delle comunità.
Il potere di lobby e la conseguente interferenza del mondo dell’industria con il raggiungimento di obiettivi di salute pubblica a livello globale resta evidente. E, con grande facilità, le istituzioni pubbliche sembrano continuare a perdere di vista il loro ruolo di responsabilità nel garantire condizioni di vita migliori per tutti, anteponendo alle istanze di salute pubblica quelle del profitto.
